BRANDY: TUTTO SUL DISTILLATO PIÙ PRODOTTO AL MONDO

Invecchiato in botte per molti anni, sorseggiato liscio, degustato col formaggio. Il distillato senza segreti.

Brandy, il distillato invecchiato in botte

Utilizzare il brandy come rimedio

Tra i rimedi della nonna, il famoso distillato è un vero toccasana. Basta qualche goccia di brandy con un po’ di miele per far passare il mal di gola, qualche goccia in più in un bel bicchiere, invece, come consiglierebbe la nonna più audace, fa passare la tosse e disinfetta l’organismo.

Saggezze a parte, il brandy, distillato di vino invecchiato in botte, è conosciuto e apprezzato praticamente in tutto il mondo. È prodotto, da definizione, in Francia, Spagna, Italia, Germania, Stati Uniti, Messico, Cile e Perù e fate attenzione a non chiamarlo Cognac: si differenzia per il tipo di alambicco e per la modalità di invecchiamento.

L'invecchiamento del brandy italiano

Il distillato più prodotto al mondo è molto apprezzato nel nostro Paese, anche se in Italia non esistono brandy a denominazione di origine controllata.
Generalmente il brandy che parla italiano è leggero e delicato e piacevolmente “stanco”: il sapore così elegante, non inferiore ai 38 gradi, è dovuto, anche, a un riposo delle acquaviti in una botte di rovere in un periodo che va dai due agli otto anni. Sono più di mille, invece, gli anni che sono passati dalla prima volta in cui nel nostro Paese si decise di mettere il vino in alambicchi, di lasciarlo bollire e di rubarne la preziosa essenza che vide nell’Ottocento il suo esordio nell’industria moderna e Made in Italy.

L'invecchiamento del brandy spagnolo

Più simile al Cognac invece è il brandy spagnolo. A Jerez, Andalusia, si coltiva un ottimo vino da trasformare in brandy che a seconda dell’invecchiamento si differenzia in semplice Brandy de Jerez Solera (superiore ai sei mesi), Riserva (minimo un anno), Gran Riserva (più di tre anni, quasi sempre otto). Non finisce qui: l’invecchiamento è davvero molto particolare e ha una tecnica precisa: Criaderas y Soleras.

Le botti di rovere sono raggruppate in gruppi di almeno quattro batterie e vengono poste una sopra all’altra, a seconda dell’età del distillato che contengono. Si parte dall’alto col brandy più giovane e man mano che matura viene travasato in quelle più vicine al suolo. 
A invecchiamento terminato ecco il processo di imbottigliamento, quando viene finalmente prelevato in piccole quantità e senza mai svuotare completamente le botti. Si tratta di un metodo molto utilizzato per l’invecchiamento di vini liquorosi, diffuso in Spagna e in Portogallo, seguito anche in Sicilia per affinare il Marsala.

Tutti i segreti del Brandy, distillato di vino

Degustazioni e curiosità sul brandy

Per quanto riguarda la degustazione il brandy, come tutti i distillati di vino, viene versato in ballon o bicchieri a uovo tronco che ne favoriscono il diffondersi del suo prezioso profumo. La complicità della trasparenza del bicchiere ne esalta invece la ricchezza del colore: l’intensità della sfumatura dorata segnala l’invecchiamento proprio nelle botti.

Ah, a proposito di botti: la buona norma, che le pretende di rovere puro, non le vuole verniciate o rivestite, all’esterno così come all’interno, ma solo a contatto con la natura. E a proposito di contatto, al bancone del bar, è bene non mescolare il brandy con il ghiaccio, ma sorseggiarlo liscio, in un bicchiere riscaldato dal calore delle mani che lo sorreggono.

L'abbinamento del brandy con i formaggi

Se non si vuole meditare al bancone, ma bere un bicchiere di brandy a tavola, si può degustare con formaggi erborinati, intensi e molto stagionati. E dopo il formaggio, da veri italiani, c’è il caffè. Corretto con il brandy, naturalmente.

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