L’ascesa delle barlady

Aumenta sempre di più la presenza femminile dietro al bancone e al timone dei cocktail bar internazionali

Barlady

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un vero e proprio movimento in controtendenza nel mondo della mixology: aumenta sempre di più la presenza femminile al timone di bar e locali a testimonianza del fatto che le donne sono improvvisamente diventate le regine della miscelazione e stanno prendendo sempre più il comando. Fra i motivi che portano le barlady alla ribalta sicuramente c’è il loro estro creativo. Sensibili ai gusti e alle esigenze dei clienti, precise e accurate nel dosare correttamente gli ingredienti, ben organizzate e attente ai dettagli. Dall’America all’Europa le barlady si destreggiano con furore tra cubetti di ghiaccio, shaker, barspoon e dosatori, diventando le interpreti perfette dei grandi classici della mixology come di drink innovativi e al passo con le ultime tendenze.

 

L’ascesa delle barlady

ADA COLEMAN, TESS POSTHUMUS, GINA CHERSEVANI, VALERIA BASSETTI: LE BARLADY CHE HANNO FATTO LA STORIA

La prima ad essere incoronata barlady fu Ada Coleman che all’American Bar dell’Hotel Savoy a Londra, durante gli Anni Ruggenti, compose un drink a base di Martini, cognac e una spruzzata di Fernet Branca, l’Hanky Panky. Questo drink è stato creato per l’attore inglese sir Charles Hawtrey. La storia e il nome particolare del cocktail, che in inglese può avere diversi significati, tra cui subdolo, ingannevole, imbroglio. Nel 1925 la barlady al quotidiano inglese The People disse: “ Il compianto Charles Hawtrey era uno dei migliori giudici di cocktail che abbia mai conosciuto. Alcuni anni fa, dopo il lavoro, aveva l’abitudine di venire al bar e bere qualcosa. Con lui ho passato ore a sperimentare miscele finchè non riuscivo a sperimentare un nuovo drink. Una sera gli proposi si provare una mia nuova creazione. La bevve e alla fine esclamò: “Per dio, questo è un Hanky Panky, un vero imboglio!”. E da allora è sempre stato chiamato così. Preparare un Hanky Panky è semplice basta mescolare gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, versare in una coppetta cocktail e guarnire con buccia d’arancia.

Oggi tra le barlady più accreditate troviamo Tess Posthumus, giovane talentuosa dello speakeasy Door 74 di Amsterdam, famosa per il suo Killer Cocktail, che trae ispirazione dal film di Spielberg “Lo Squalo”. Nata e cresciuta a Breda, una città a sud dell’Olanda, si è trasferita ad Amsterdam dopo un anno sabbatico in Australia e in Asia, dove ha cominciato a studiare Media e Cultura. Grazie ai suoi studi si è concentrata principalmente sulla cultura del bere e nell’estate 2014. Da quando ha 16 anni ha lavorato in tutti i settori dell’ospitalità: dal catering agli eventi, dai ristoranti eleganti ai bar, dove si è innamorata del mondo della mixology.

Frutta fresca e spezie, invece, caratterizzano le creazioni di Gina Chersevani, una delle più conosciute bar chef italo-americane. Nel 2012 ha aperto due cocktail bar il Buffalo Bergen di Washington dove perfeziona light cocktail ma senza dimenticare il gusto e il truck Suburbia a Union Market. Una della sue originali creazioni light si chiama “l’acqua degli gnomi”, una miscela di acqua di cetriolo, Hendrick Gin, sciroppo di lavanda, succo di limone e lime, acqua gassata e Cointreau.

Tra le italiane, vale la pena menzionare Valeria Bassetti, bartender al Baccano di Roma in cui si diletta nella realizzazione di grandi classici come il Manhattan, l’Old Fashioned o ancora il Negroni  e nella rivisitazione di drink di fama internazionale come il Bloody Mary che, nella sua versione, si ispira al romanzo di Truman Capote “ A sangue freddo”, o ancora cocktail frutto della sua creatività come “Il ritratto di Dorian Grey” , a base di Pastis, Sambuca Nera, acqua ghiacciata, dedicato a Oscar Wilde o “Colazione da Tiffany”, preparato con Gin, marmellata agli agrumi e cointreau. Vulcanica, diretta, preparata e capace di andare oltre ai soliti schemi: seguirla è come fare un viaggio all’interno della moderna mixology, che torna alle origini, alle radici. Nel presentare vermouth e distillati, Valeria racconta storie di uomini che hanno scelto consapevolmente di tornare alle vecchie tradizioni e alle vecchie ricette, quella di una volta, quelle ormai dimenticate.

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