IL “CLOVER CLUB COCKTAIL”, IL DRINK PENSATO PER LE SIGNORE

Il drink che ha fatto la storia del 1900, in pieno Proibizionismo, vive adesso una seconda vita

Drink per signore: Clover Cocktail Club

Philadelphia, una delle più antiche e importanti città metropolitane, e George Charles Boldt, figura che contribuì fortemente allo sviluppo dell’hotellerie a New York, hanno visto la nascita del Clover Club Cocktail, un drink che ha fatto la storia del XX secolo, in pieno Proibizionismo e che, dopo un lungo periodo di tempo trascorso “in dimenticatoio”, è tornato in auge su numerosi banconi.

Nato nel 1851 in Germania, Boldt emigrò negli Stati Uniti quando era poco più che un adolescente e come primo impiego lavorò come aiuto in cucina presso un hotel della Grande Mela. A 25 anni arrivò la prima soddisfazione: fu ingaggiato come assistente personale di William Kehrer che, a quel tempo, era a capo dei servizi del celebre Philadelphia Club, locale noto per organizzare eventi di alto livello. Il ragazzo qui conobbe la figlia del suo datore di lavoro, Louisa Augusta e, dopo una prima frequentazione, si sposarono.

Nel 1881, all’angolo tra Broad e Walnut Streets di Philadelphia, nacque il Bellevue, un piccolo boutique-hotel (conosciuto poi come The Little Bellevue), il loro primo albergo di proprietà. La moglie Louisa, inoltre, riuscì a dare un tocco di femminilità al locale, introducendo fiori freschi e candele sui tavoli del ristorante. Il primo incontro ufficiale di quello che sarebbe diventato il Clover Club ebbe luogo il 29 dicembre 1881, alle ore 17:00. Il nome fu suggerito da William Ralston Balch, uno dei membri fondatori, che disegnò anche il relativo stemma. La location sarebbe diventata luogo d’incontro per i successivi 14 anni.

Dato il crescente successo del Bellevue, nel 1888 Boldt decise di acquistare un’altra proprietà da utilizzare come “appoggio secondario” quando il Bellevue era pieno. Venne così inaugurato, nel novembre di quell’anno, il Stratford Hotel.

Grazie alla frequentazione di personaggi illustri dell’epoca, fra cui un certo William Waldorf Astor, avvocato, politico ed editore, Boldt sposò un nuovo progetto che portò alla realizzazione del Waldorf, una struttura di 13 piani con 530 camere. Successivamente Boldt riuscì a convincere il magnate Astor a demolire la sua proprietà per erigerne un’altra, un lussuoso hotel che avrebbe potuto essere “combinato” con il Waldorf: l’Astoria, così, aprì le sue porte il primo novembre del 1897.

La connessione tra Clover Club e Waldorf-Astoria fu ancora più solida e profonda di quanto si pensi: un articolo pubblicato sul Van Wert Times Bulletin riportava di un ricettario da bar utilizzato a lungo presso il Waldorf dall’Head bartender Michael J. Killachey. Uno dei giorni più belli da ricordare per quest’ultimo è legato alla visita del poeta irlandese William Butler Yates, che sorseggiò un cocktail chiamato Clover Club. Il drink era composto da gin, limone, bianco d’uovo, sciroppo di lampone e zucchero.

Tra le prime ricette conosciute e riportate su due manuali di cocktail del 1908 si possono trovare due versioni di questo drink. In “The World’s Drinks and How to Mix Them” di Boothby la ricetta elenca gli stessi ingredienti indicati da Crockett, tranne per lo sciroppo di granatina, in quanto era consigliato quello di lamponi per un risultato migliore. Il “Jack’s Manual” di J. A. Grohusko riporta il nome del cocktail come Clover Leaf con un ciuffo di menta al posto del succo di limone.

Dal 1910 in poi la presenza del Clover Club Cocktail sui quotidiani dell’epoca fu costante e assunse sempre più l’identità di un drink rivolto al pubblico femminile. Il colore rosa pastello, la schiuma bianca tenue (prodotta dal bianco dell’uovo), identificavano il cocktail.

Il drink si fece conoscere anche all’estero, fra cui Sidney e Buenos Aires, dove il cocktail era considerato il più popolare tra la clientela americana. Nella metà degli anni ’30, poi, il Clover Club fece la sua ricomparsa su molti manuali di bar di tutto il mondo, con diverse variazioni riguardanti la ricetta. Scomparve verso la fine del XX secolo e, nel 2008, un cocktail club di Brooklyn scelse questo iconico drink e il club di Philadelphia come fonte di ispirazione principale. Nacque in questo modo il Clover Club di Julie Reiner, resuscitato dal passato.

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