IL FLAIR BARTENDING RACCONTATO DA GIORGIO CHIARELLO

Capacità di adattarsi a tutte le soluzioni ed avere una personalità forte ed aperta sono le caratteristiche principali

IL FLAIR BARTENDING RACCONTATO DA GIORGIO CHIARELLO

Dall’infanzia trascorsa a praticare diverse discipline, fra cui breakdance e skateboarding, al diploma di “maestro d’arte”, passando dalla consacrazione come uno dei Flair bartender più bravi ed apprezzati. La tanta gavetta fatta ha permesso a Giorgio Chiarello di realizzarsi, sia umanamente che professionalmente, a tal punto che ora tiene servizi di consulenza e masterclass per trasmettere tutta la sua competenza e passione per il mondo del Flair e della mixology. Mixart ha deciso di intervistarlo.

Che cos’è e cosa rappresenta, per te, il Flair?

Il Flair è tutto ciò che affascina e cattura l’attenzione di chi ci sta intorno, anche se si tratta di una vera e propria disciplina che unisce movimenti di destrezza (del corpo e delle braccia) nel fare volteggiare qualsiasi oggetto presente all’interno di un banco bar, al fine di realizzare uno o più cocktail con versamenti multipli o contemporanei. Il Flair "Bartending", inoltre, non è soltanto uno stile di lavoro, ma qualcosa di più grande che permette di conoscere meglio se stessi aumentando la propria autostima e creatività.

Da dove nasce (e a che età) questa tua passione?

Fin da piccolo sono stato attratto da tutto ciò che è arte, colore e creatività, sperimentando varie tecniche, appassionandomi a tal punto da trascorrere la mia adolescenza tra crew, praticando breakdance, skateboard e writing, fino a quando raggiunsi il mio primo traguardo: il diploma di Maestro d'Arte. Continuai a coltivare le mie passioni, ricercando nuovi punti di riflessione ed espandendo costantemente i miei orizzonti per trasformare i miei hobby in un vero e proprio lavoro e così, all’età di 20 anni, accettai la proposta di un lavoro presso il bar di un amico. Guardando dei video di flair bartending approfondii ancor di più la mia conoscenza di questo mondo e da quel momento cominciai ad allenarmi, inventandomi o cercando ispirazione dalle loro mosse.

Parlaci del tuo ultimo cocktail realizzato.

Negli anni ho dedicato molto tempo alla realizzazione di qualche signature cocktails e durante i miei spostamenti per eventi, guest e competitions, porto sempre con me qualche nuova ricetta. Di recente, per esempio, ho realizzato un cocktail particolarmente equilibrato. Ho preso ispirazione da un grande classico (l’Hanky Panky creato Ada Coleman, la prima head bartender dell’Hotel Savoia di Londra). Per la mia ricetta ho voluto fare un twist utilizzando l'Amaro Zanin in sostituzione del Fernet, un gin infuso ai fiori di meliloto, nonché una delle tante botanicals presenti all’interno dell’amaro Zanin, lasciando la parte del vermouth invariata. Ho chiamato questo cocktail "Orama" che suona come un nome orientale, ma non è altro che la parola "amaro" letta al contrario. Ecco il dosaggio degli ingredienti: 4.5 cl Gin infuso ai fiori di meliloto, 3.5 cl Vermouth Rosso, 1 cl Amaro Zanin.

Il tuo lavoro è composto anche da servizi di consulenza, masterclass, corsi e molto altro: cosa cerchi di insegnare ogni volta?

Fra le tante attività di cui mi occupo la formazione è quella a cui tengo in particolare. Fare il trainer è un ruolo di grande responsabilità, propongo percorsi formativi per lo sviluppo delle competenze relative alla professione di flair bartender, lavorando sulle abilità di ogni singolo corsista. Chi si affaccia a questo mondo deve aver chiare le sue passioni ed i suoi interessi e, se dovessero mancare questi elementi, non si potrebbe fare questo lavoro e tanto più diventare un professionista. Un bravo flair bartender, infine, deve avere la capacità di adattarsi a tutte le situazioni ed avere un carattere forte e aperto. Nell’arco degli anni può acquisire nuove nozioni tecniche, ma deve sempre aver fame di apprendere.

Se dovessi realizzare un drink per una celebrity, chi vorresti avere come cliente? Che cosa gli prepareresti?

Da ragazzo uno dei miei tanti sogni era quello di diventare un attore famoso come il mio grande mito Johnny Depp. Mi piacerebbe averlo come ospite durante uno dei miei eventi e potergli servire un cocktail creato apposta per lui, ispirandomi al film "Pirati Dei Caraibi". Mi verrebbe subito in mente, quindi, un cocktail in stile "Tiki". Tempo fa ne realizzai uno chiamato "movue colada”. La ricetta prevede: 3.5cl Cuban dark rum, 1.5 cl White agricultural rum, 1 cl sciroppo di Falernum, 1 cl sciroppo di popcorn, 1.5cl succo di Limone, 2 cl succo d’ananas, 2 cl succo d’arancia e, come guarnizione, dei popcorn caramellati.

Progetti per il futuro?

Ne ho tanti. Oltre a continuare a gareggiare a livello nazionale ed internazionale, sto lavorando su un importante progetto che preferisco tenere segreto. Sicuramente sono molto ambizioso e gli obiettivi da raggiungere saranno in grado di motivarmi a dovere e mi renderanno capace di superare i miei limiti.

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