SPIRITI DI PATATE, DAL CAMPO ALLA BOTTIGLIA

Tre diversi tuberi per spirits a base di Vodka e di Gin: ecco come nascono gli spiriti di patate

Spirits a base di patate

La patata come punto di partenza per la creazione di una serie di prodotti che, oggi, sono distribuiti in più di 50 paesi al mondo. È stata l’idea della famiglia Chase che, con la loro distilleria nel cuore dell’Herefordshire inglese, ha sposato appieno la filosofia del “Field to Bottle”, ovvero “dal campo alla bottiglia”. In loco, infatti, si svolgono tutte le fasi produttive: dalla raccolta delle 3 tipologie di patata (King Edward, Lady Claire e Lady Rosetta) alla realizzazione del distillato, passando per lavorazioni intermedie.

Il primo passaggio riguarda la pulitura del tubero e, successivamente, la cottura ad alta temperatura in contenitori a pressione la quale, tramite l’aggiunta di particolari enzimi, permette la trasformazione degli amidi in zuccheri semplici, favorendo così la fermentazione alcolica, che avviene all’interno di vasche d’acciaio. A seguire, le patate vengono trasformate in poltiglia liquida e i lieviti selezionati vengono inseriti nell’impasto per attivare la fermentazione alcolica. Si ottiene così un fermentato di 9° che verrà distillato per la concentrazione alcolica. Attraverso un alambicco a colonna, il primo prodotto formato (che si chiama “low wine” e che contiene poco alcol), viene sottoposto ad una seconda distillazione, che consegna il prodotto finale pronto per essere imbottigliato come Chase Potato Vodka.

Per quanto riguarda il Gin, il “protagonista” della distilleria è un alambicco di rame utilizzato esclusivamente per produrre il Chase GB Extra Dry Gin, che presenta un profilo molto simile allo stile London Dry, e il William Elegant 48 Gin, che viene imbottigliato a 48°.

Uno fra i temi più cari alla distilleria Chase è quello della sostenibilità, che ha riguardato la “Chase Cup Global Cocktail Competition” in cui 13 esperti bartender hanno dovuto sfidarsi nella realizzazione di un drink originale incentrato su ingredienti stagionali, locali e senza tempo. Nella realizzazione della propria creazione i mixologist hanno dovuto avere anche un occhio di riguardo per l’eco-sostenibilità, privilegiando prodotti coltivati in casa e preparazioni create a partire dalla materia prima grezza. Nicolò Rapezzi, vincitore della finale italiana ha preparato e servito il suo cocktail “Farm Holidays”, creato con un succo centrifugato e filtrato di mela Granny Smith, Sherry Manzanilla, un tocco di zucchero e Chase GB Extra Dry Gin, precedentemente “lavato” con dell’olio extravergine d’oliva di Ragusa.

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